È da un po’ che passano da casa mia i volontari di Lotta Comunista a vendermi il giornale e chiedermi qualche euro per autofinanziarsi. Io ho sempre detto loro di non essere comunista, ma poiché apprezzo come lavorano, qualche spiccio glielo do sempre volentieri, anche perché sono un convinto sostenitore del fatto che leggere l’opinione “opposta” sia fondamentale per formare la propria.
Oggi è passato un ragazzo davvero preparato il quale mi ha spiegato un po’ di cose che non avevo mai approfondito e che mi hanno sorpreso parecchio.
In primis il loro partito, di fatto, prende totalmente le distanze dal PCI, dal PD e da qualsiasi forma di Stato. In campo internazionale, per dire, sono persino contro la formazione di uno Stato palestinese perché rifiutano l’idea stessa di Stato-nazione, pur essendo — lo hanno dichiarato — per la “dittatura del proletariato” (e non ho ben chiaro come poi intenderebbero organizzare la società, o non organizzarla… sigh!). Quando poi gli ho chiesto cosa ne pensassero della Russia di oggi, mi hanno risposto che da leninisti (il nome ufficiale è Organo dei Gruppi Leninisti della Sinistra Comunista) prendono le distanze dalla Russia di Putin, che vedono solo come un’evoluzione capitalistica dello stalinismo, nato come reazione, appunto, al leninismo.
Ma la cosa che mi ha fatto più riflettere è che loro tendono al raggiungimento (non so, ormai, quanto utopistico considerati i recenti smottamenti degli ordini mondiali) di una società dove lo Stato si annulla totalmente e, se ho ben capito, la società si ri-organizzerebbe solo intorno al lavoro e alla dittatura dei lavoratori. Che poi, a pensarci su un attimo, è un concetto incredibilmente capitalistico… in pratica è Elon Musk con i suoi robot che, a un certo punto, essendo creati da umani e sentendosi troppo umani, decidono le sorti del mondo insieme ad altri lavoratori seduti al PC al comando dei robot (almeno così si spera, ma non so fino a che punto valga la pena sperarci). D’altronde lo stesso Marx vedeva nel massimo sviluppo tecnologico del capitalismo le basi materiali per il passaggio al comunismo! Quando ho fatto notare che ciò che secondo le loro tesi è quello che si chiama il “point of no return” prima della realizzazione della dittatura del proletariato e che probabilmente coincide proprio con questo picco tecnologico che stiamo vivendo, il ragazzo mi ha detto, tutto sommato, che avevo davvero ragione, che l’intuizione reggeva, e voleva persino invitarmi a un loro dibattito domenica mattina.
Adesso, pur non essendo passato dalla loro parte, sto leggendo il loro giornale e devo dire che è ben scritto: si alternano articoli molto teorici a passaggi pratici quasi più obiettivi di molti quotidiani di sinistra. Certo, inseguono qualcosa che io non condivido minimamente, e non mi piacerebbe affatto, credo, una dittatura dei lavoratori, o comunque la vedo molto lontana (O paradossalmente incredibilmente vicina?) e parecchio rischiosa (richiederebbe una maturità dell’umanità e di ogni singolo lavoratore non indifferente al fine di riuscire in una pacifica convivenza)… ma, accipicchia, loro hanno una coerenza e una radice di sinistra “vera” che oggi sembra del tutto sepolta. Soprattutto, il loro concetto di organizzazione sociale è molto più prossimo, assimilabile e avvicendabile a questo capitalismo fatto di tecnocrazie e AI di qualsiasi altra posizione politica pronunciata dai leader degli altri partiti negli ultimi anni.
Fino a poco fa mi straniva pensare che un partito così riuscisse a resistere ancora oggi… Ma ora che conosco le loro posizioni, ammetto che nei prossimi anni potrebbero crearsi condizioni in cui parte della società post-capitalistica potrebbe tranquillamente ritrovarsi senza neanche rendersene conto… e che forse abbia persino più senso questo apparentemente lontano teorema rispetto alla sinistra più comune (ma meno comunista) che tutti conosciamo.
