Se brucia la città degli angeli


Il disastro di Los Angeles è una bruttissima linea di fuoco sul sogno americano e sull’immaginario che abbiamo sempre avuto dell’America, ma anche sulla nostra idea di civiltà. È stato cancellato un pezzo di città grande quanto Milano. Hollywood è morta prima che io la potessi conoscere davvero. Rimane lì, incastrata nei film, e le vite delle persone che la abitavano non sono nemmeno piu lì, ma vagano senza speranza, in cerca di un colpevole e di un perché nelle strade in cui le scene scorrono e superano visivamente qualsiasi film distopico, tra brandelli di abitazioni milionarie infuocate o distese di macchine, alberi e case mangiati internamente dal fuoco. È un grande dolore, un passo che inciampa sui tempi più terribili che stiamo vivendo, tra clima più arido, incuria delle amministrazioni, guasti e sovraccarichi elettrici, imprevisti e volendo giustificata impreparazione alle apocalissi, scarsità di risorse idriche e non solo che rendono il nostro piccolo pianeta difficile da vivere, e a tratti totalmente inospitale, al punto che per molti giovani non avrebbe nemmeno tanto senso creare una famiglia o qualcosa di simile, e sento ripetere ovunque che è meglio attendere di morire a 95 anni: più facile, meno traumi, pochi soldi, nessuno sforzo, nessun senso di colpa. Un vecchio mondo sta andando in frantumi, in fumo, in polvere, in quello che volete, e certi boomer che sono la nostra classe dirigente sullo scadere continuano a illudersi di vivere un’età d’oro, a consumare come fossero i tempi d’oro, a pensare come decenni fa e a lasciarci per colazione briciole di carne bruciata. Ma di mondo non ne sorge un altro migliore in un altro continente o qui vicino, dove un tempo doveva esserci una lussureggiante Europa, l’Italia del futuro, un istante lungo secoli fatto di pace e prosperità. In certi casi e in taluni luoghi si sta anche peggio, lo sappiamo. E non ci viene nemmeno chiesto di ricostruire quel mondo qui da zero, più forte di prima o in modo migliore, come si sarebbe detto una volta, seppur con grandi difficoltà da superare e scarsissime motivazioni culturali, tra ignoranza dilagante, aggressività e ipocrisia gratuita delle persone, complotti, sfiducia. Perché saremmo troppo scomodi per tanti. Nemmeno quella speranza. Perché anche chi vorrebbe ricostruirlo o spingere gli altri a farlo del resto non saprebbe esattamente da dove iniziare e ha mollato la presa, si gode gli ultimi anni. E poi perché lo vorrebbero un po’ tutto per loro il mondo, i nuovi ricchi, quelli che possiedono praticamente tutto, è sempre stato così probabilmente, ma la concentrazione di soldi e poteri no, non è mai stata così alta. E vabbè, anche di questo, alla fine chissenefrega, le vere ricchezze sono altre direte, la salute, amarsi, poter vivere, se questo ci sarà ancora consentito di farlo senza pagare un altrettanto caro prezzo. Quello che so é che c’è solo un pianeta e delle menti idiote e incarnate nei peggiori uomini e donne di sempre che ci stanno scacciando via da qui, dove comunque siamo a volte più noi stessi che cacciamo via noi stessi e siamo a tratti noi stessi i peggiori che ci cacciamo via da tutto quello che abbiamo vissuto e costruito o al massimo scompariamo con il costruito. È solo un equilibrio che inizia a spezzarsi, come si è rotto altre volte, perché quando troppe cose rimangono in piedi prima o poi crollano. Cerchereste anche voi una sedia dopo anni senza sedervi. Terribile, crudele e ingiusta, poi, la beffa delle compagnie assicurative. Gli Stati, un po’ in tutto il mondo, dicono che non ci saranno più soldi per fronteggiare le calamità e che ogni cittadino dovrà pensare a una sua copertura assicurativa, copertura che salta, tuttavia, se l’incendio è configurabile come calamità! Che è quello che servirebbe coprire…! Anche se in questo caso sembra sia saltata mesi prima ed effettivamente ciò, al netto delle teorie dei complotti, suona un po’ strano e non si spiega se non con un’ottima previsione delle assicurazioni che, però, temo avrebbero dovuto trattare comunque con gli utenti lo spegnimento, per rimanere in tema, del pezzetto di polizza. Quindi alla fine chi paga, chi salva queste persone? Mi sembra l’esempio perfetto di come tutto sia saltato ancora una volta nel patto tra Stato, enti privati e povera gente e di come non ci sia più un punto di caduta tra doveri e diritti, governi, aziende e cittadini, tra quello che diamo alle patrie e alla terra e ciò che riceviamo in cambio come sostegno e protezione. Dov’è il salvatore Trump? Cosa si inventerà per i suoi amici milionari e non solo? E se questo accadesse in Italia e in Europa, con il nostro clima divenuto altrettanto arido, come già spesso accade, al momento solo per meno chilometri quadrati, come lo affronteremo? Chi ne risponderà? Chiediamolo adesso, non dopo che accada.

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