Asteroide Kawakami in autodistruzione sull’europop


Prima ero in viaggio in macchina, poi sul treno, subito dopo in aereo e non sapevo più che ascoltare per far passare i minuti. Ero annoiato. Mi dovevo svegliare, serviva la tanto rimestata “musica da viaggio” che nessuno, poi, ha mai capito bene cos’è, comunque quella roba non troppo impegnativa, ma molto, molto importante per la psiche di chi si spalma malamente tutto il giorno tra social, chiamate e improbabili fogli di calcolo fatti un po’ come Dio vuole. Il momento di stacco. Dai su! Chi non lo cerca ogni tanto? Io lo cerco sempre dopo la mia giornata di lavoro quello spazio di libertà, lo voglio e lo pretendo. Così mi parte il clic “matto” sul web e provo musica qua e là, nei meandri di vecchi gruppi e anche sul tubo come fanno i veri boomers. D’un tratto, come in “mi sento fortunato”, arriva dal nulla, nelle cuffie un gran rumore. A farlo, tutto quel dolcissimo chiasso, è Kawakami, sì proprio lei, una ragazza che, a mio modesto parere, porterà al collasso l’unica cattiva certezza che aleggia nella critica media all’italiana: quella che non abbiamo artisti nazionali fortemente orientati all’euro-pop perché è l’italiano che non si presta bene a quel genere. Che grande bugia! Il concetto, in frettissima, viene portato in “Autodistruzione” dall’omonimo brano di una delle cantanti più brave a surfare sui trend giovanili che sia mai arrivata a vibrare nelle mie Sennheiser sgualcite. Ok sì, come al solito, esagero, poi ci ripenso e mi chiedo, ma sarà davvero così brava? Devo ascoltarla tutta.

Devo rifletterci ancora un po’, forse, però, dubito che sia brava solo perché io non sono più al passo con i tempi. Eh sì! È difficilissimo ammetterlo, è difficilissimo ammetterlo a se stessi, e chi penserà ai miei miei coetanei? Loro che la ascolteranno e diranno: “A me non è piaciuta!” (e invece siamo noi maledettamente in ritardo e anche un bel po’ anziani!) È in anticipo su tutti, al contrario, lei, Kawakami, che viaggia a trecentomila miglia orarie nella metro di una “Milano Sospesa” presa al volo un minuto prima come in “un posto che chiede coraggio” e dove “si continua a pagare, ma nulla accade”, ma che allo stesso tempo è anche “un quadro di Caravaggio” o “la scena di un fottutissimo film”. In mezzo a quella folla muove i suoi primi passi felini Camilla Conte, vero nome della nascitura popstar (mi piace già pensarla così) che, pur dichiarando di non sapere dove abitare, pur sentendosi sperduta in una metropoli distopicamente distrutta e assordante, traccia la rotta della sua astronave infuocata e atterrata male su un pianeta sconosciuto, sveliamolo: in realtà Kawakami è tutti noi nello spaesamento alieno di ogni novità enorme che incombe ogni secondo sulle nostre teste, perché, effettivamente, il nostro mondo sottosopra lo è davvero e quelle “Tigri bianche” (pezzo stratosferico) ci stanno sbranando Camilla! Hai ragione! Ma tu ti difendi benissimo!

Così approdo al suo “Cenacolo”, brano in cui l’anima fatta a pezzi precedentemente, dopo essere stata ritrovata, ricompone una sua armonicità e l’artista ridefinisce e ristabilisce tutto il suo carismatico magnetismo: il pezzo è un amore ipnotico e intreccia versi poeticamente perfetti, istinti, immagini, sguardi, giochi di luce, corpi, e sensazioni in HD, per usare il suo stesso lessico ben rimato. La canzone più squisita, in ogni caso, è “Fiori di Carta”, vero origami musicale emotivo-sonoro, a Camilla basta una luna di miele con un basso semplice, un kick e un piano jazzato e sparso per creare l’algoritmo esatto della seduzione musicale sognante, fragile sì, ma pezzo in cui la voce si libra nell’aria della stanza sorda e mette a nudo debolezze e scottanti spine della sua variegata personalità che rende sinceramente artista un’artista.

A questo punto non ci resta che sporgere il naso fuori dal cinema ologrammabile ed elettronico e farci scaricare addosso l’ultima dose di liquori e emozioni con tutta l’energia di “Nè soldi, nè tempo”, canzone ultra-ballabile in cui il cinismo abbraccia l’ironia e in cui alla fine Camilla, non si prende nemmeno tanto sul serio, perché è questo il vero sale della vita, andare avanti, sempre e comunque, “cambiare pelle, anche mentre si cerca un posto!” Consiglio: l’asteroide Kawakami sta già puntando alle vostre scrivanie, alle accese autoradio, alle sgualcite cuffie da viaggio e alle nottate nei locali e va ascoltata prima della sua stessa autodistruzione.

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