Quando la noia sale il motivo principale è che siamo abituati alla noia. Potrei sintetizzare così tutto e aver chiuso qui la recensione del giorno sull’artista preferito di oggi. Ma mi voglio far male e voglio mangiarmi il pollo per cena, che ho già fame. Sentite quella tristezza cantautoriale in fondo al cuore? Ve la ricordate? Quella piattezza totale di tante tristi-e-noiose-canzoni-medie italiane? Per carità: Mormile NON è assolutamente tutto questo. Ha preso il pollo, l’ha impanato con una scorza color arcobaleno, l’ha fritto come quando tornate a casa, pure voi tristi la sera, e adesso ve lo farà mangiare con molta gioia al primo play. Anche se odiate il pollo. Dai, non ridete, siatene felici! Da qualche parte (e dalla cena), dovevo partire per dirvi semplicemente che questo artista è pop, indubbiamente pop, stramaledettamente pop. Eppure mi ha confessato di essere anche lui a tratti triste, non l’avrei mai detto. Giuro. Ho ascoltato “Fried Chicken” e sento ancora il basso che naviga nella pancia e nel torace, e quel piano un po’ “Retrò” che saltella, e immagino questo Mormile proprio saltellare e camminare per casa e poi sul marciapiede, scalzo, a fare il matto, ma soprattutto ad affrontare la vita attraverso il suo specchio in cui non si riconosce mai, e il suo passo felino che resiste alle avversità con un vaffanculo deciso. Ci ho messo del tempo a capirlo, a digerire quel pollo fritto, eppure era semplice, ma dovevo ascoltare con leggerezza perché ho capito dopo che è più difficile mandare giù la leggerezza della tristezza. É più difficile accettare una felicità da compromesso e sentirsi vagamente felici in un minuto che sentirsi facilmente tristi ogni giorno, tutto il giorno, e Mormile ci insegna esattamente questo: non abbandonarci alla nostra tristezza e alla solitudine. Con quello strano accappatoio addosso, poi, cosa vi aspettavate vi insegnasse altrimenti?
La sua felicità e la sua voglia di libertà sono da emulare. Lo troviamo in Italia un altro così? In qualche pezzo sembra di ascoltare qualcuno che conoscete già bene (ma che non cito perché ci arriverete da soli a via di mescolare certe bustine nel caffè del mattino), ringiovanito di vent’anni, però. Sono così spiazzato e non abituato a tutta questa allegria che non so nemmeno come gestirla e nemmeno come si chiami veramente Mormile. Nel frattempo è in loop nelle mie cuffie e ci chatto per capirne di più. Poi cambia pezzo e tutto diventa veramente triste, ed è lecito che qualcuno che si sforzi di essere sempre felice ogni tanto sia triste e poi di nuovo felice: sì Mormile è un’altalena, anzi una montagna russa su cui si rincorrono periferie, notti alcoliche e “Comiche annate cosmiche”: brano dove la fantasia fa, invece, a gara con la realtà e la riflessione, in tre minuti.

E adesso arriviamo alla parte cinematografica. Pronti? Eccoci qui: un bancone di un bar, l’ennesimo bicchiere da svuotare e quel “Leitmotiv” sintetizzato in “LTMTV”, forse il pezzo dei pezzi, dove troviamo tutti i suoi oggetti più cari: il groove possente, cattivo, presente, allegro e, ahimè, come tutti noi, lui solo lì in un mondo da capire e i dubbi, le scelte, gli zuccheri di cui sopra (forse metafore di eccessive sdolcinatezze che non vanno mai giù del tutto) e un ritmo che cambia per cercare di ri-sincronizzarsi con le atmosfere circostanti e le imperfezioni della vita e, qui, il momento epifanico in cui Mormile dice a se stesso: “ho l’impressione di essere in un film”! No, Mormile, per me nel film ci sei davvero e ci devi restare a lungo perché soltanto così ci regalerai ancora emozioni e altre perle fantastiche. Tutto si chiude, in qualche modo, in qualche tempo, annegato in una tromba, una scala, un grido disperato, ed è proprio quello che faranno i tuoi spettatori, sotto il palco, mentre ti chiedono il bis. Due parole: stratosferico, esaltante. Complimenti agli arrangiatori e alla regia. Gli altri brani li ascolterete da soli? Io sono già stanco, ho già preso troppe emozioni, troppi “Schiaffi sonanti” per chiuderla con malinconia…
